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Sezione in costruzione
Dalla Cina antica all’antica Roma [modifica] Questi scambi commerciali e culturali furono determinanti per lo sviluppo e il fiorire delle antiche civiltà dell'Egitto, della Cina, dell'India e di Roma, ma furono di grande importanza anche nel gettare le basi del mondo moderno. I percorsi [modifica] Rami settentrionali [modifica] Un altro sotto-ramo, ancora più settentrionale, viaggiava lungo il fiume Oxus (oggi Amu Darya, passava tra Mar Caspio e Aral e raggiungeva la penisola di Crimea nella località detta La Tana. Quindi, attraversando Mar Nero e Mar di Marmara raggiungeva Bisanzio-Costantinopoli e, navigando nell’Egeo settentrionale, nello Ionio e nell’Adriatico arrivava fino a Venezia. È infatti La Tana la meta del primo viaggio dei fratelli Polo, padre e zio di Marco. Ma questo avveniva evidentemente in tempi molto più recenti. A quel punto la produzione della seta era già avventurosamente arrivata in Europa. Rami meridionali [modifica] Via fluviale [modifica] Ferrovia [modifica] Mare [modifica] Origini [modifica] La Via Reale persiana [modifica] La conquista ellenistica [modifica] Fu il suo ammiraglio Nearco ad aprire una rotta dal delta dell’Indo al Golfo Persico, e furono i suoi successori Tolemei, impadronitisi dell’Egitto, a promuovere attivamente l’apertura di vie commerciali con la Mesopotamia, l’India e l’Africa Orientale attraverso i loro porti sul Mar Rosso e su percorsi terrestri carovanieri (non esclusa la navigazione sul Nilo). L'influenza ellenistica fu poi estesa ancora più a Oriente, in Sogdiana, dal regno greco-battriano di Battria (odierna Balkh in Afghanistan). Secondo Strabone, ai tempi del re Eutidemo e di suo figlio Demetrio i greco-battriani avrebbero addirittura “esteso il loro dominio fino ai Seri (i cinesi) e i Frini (Geografia, 11.11.1). Questo influsso, almeno sotto il profilo delle arti figurative, si espanse ancora più avanti, fino quasi all’estremità orientale del Deserto Taklamakan, dove sono stati riportati alla luce affreschi di chiaro stampo ellenistico-romano, firmati da un “pittore Tita”, ovvero Titus. Il regno greco-battriano fu rovesciato dai Kushana, un popolo di origine abbastanza oscura ma quasi di sicuro centro-asiatica turki, riparato lì per sfuggire all’invasione da est degli Hsiung Nu, il popolo destinato forse a diventare, secoli più tardi, gli Unni dilagati in Europa. L’esplorazione cinese [modifica] Chang Ch'ien (138 a.C. - 126 a.C.) [modifica] Chang Ch'ien si accommiata dal l'imperatore Wu della dinastia Han, partendo per la sua spedizione in Asia Centrale. Affresco nelle Grotte di Mogao Dunhuang, Gansu, Cina « Nel II secolo avanti Cristo l'Asia Centrale vide dilagare gli Hsiung Nu, i futuri Unni, che scacciarono davanti a sé verso Ovest gli Yüeh Chi, che a loro volta scacciarono i Saka, ovvero gli Sciti. Ma l'invasione degli Unni minacciava e preoccupava moltissimo anche i cinesi, sicché nel 138 avanti Cristo l'imperatore Wu della dinastia Han anteriore inviò l'ambasciatore Chang Ch'ien a Ovest a cercare gli Yüeh Chi con il compito di sollecitare un'alleanza difensiva contro gli Hsiung Nu. Quindi nel 126 avanti Cristo, Chang Ch'ien tornò a casa, percorrendo questa volta la Via che costeggia il Taklamakan a Sud, ai piedi dei monti di Karakoram e Tibet. Erano trascorsi tredici anni da quando era partito. La relazione sull'Asia Occidentale da lui presentata al suo imperatore ne fa uno dei grandi esploratori del mondo e a quei tempi servì come prezioso materiale di intelligence per una successiva missione - mascherata da ricerca dei famosi «Cavalli Celesti» della Valle Ferghana, tanto veloci da sudare sangue (in realtà erano afflitti da un virulento parassita) -, altre due spedizioni militari nella Valle e infine diverse ambascerie presso i Parti... » E fu durante una di queste campagne che nel 36 a.C., alla battaglia di Sogdiana tra Han e Hsiung Nu, avvenne forse il primo incontro tra truppe cinesi e romane, forse sbandate dopo la sconfitta subita da Crasso a Carre (53 a.C.) in Mesopotamia e catturate o assoldate come mercenarie prima dai Parti e poi dagli Hsiung Nu. Pare che queste truppe mercenarie adottassero la tecnica tipicamente romana della “testuggine", ma l’ipotesi viene generalmente guardata con molto sospetto dagli storici. In definitiva, dopo 17 anni da Carre questi “mercenari romani” dovevano essere un po’ invecchiati. E poi, in quale senso “romani”? Provenienti proprio da Roma o dalle estreme province orientali dello Stato? Pare d'altra parte ben poco credibile che si tratti di soldati "romani" fatti prigionieri dai Parti quello stesso anno 36 a.C. durante la rovinosa campagna di Antonio contro di essi condotta passando per l'Armenia invece che per la Mesopotamia. Ban Chao (97 - 102) [modifica] Nel 97 il generale cinese Ban Chao avanzò con un esercito di 70.000 uomini per un’ennesima campagna contro gli Hsiung Nu, arrivando ben al di là della Parthia fino all’attuale Ucraina. Gli Hsiung Nu furono così spinti alle porte dell’Europa, anche se non è affatto certo che siano poi diventati i “nostri” Unni. Fu comunque in questo periodo che la progredita tecnica asiatica dell’arco comparve in Occidente. L'Impero romano e la seta [modifica] Menade in abito di seta, Napoli Museo Nazionale. « velleraque ut foliis depectant tenuia Seres... Secondo alcune fonti sarebbe addirittura stato Cesare, di ritorno dall’Anatolia, a portare a Roma alcune bandiere, catturate al nemico, di uno sfavillante tessuto sconosciuto che suscitò uno straordinario interesse: era appunto la seta. Secondo altri, invece, queste bandiere sarebbero arrivate dopo la disfatta di Crasso a Carre. Si sapeva che quel tessuto veniva da una non ben precisata terra dei Seri ma non quale ne fosse l’origine. Secondo Plinio (che riprendeva forse l’errore di Virgilio) essa sarebbe stata tessuta con un sottilissimo filo tratto da una peluria di certi ignoti alberi, da lui definita “lana delle foreste”. Sta di fatto che la seta non era portata a Roma direttamente dai cinesi ma vi arrivava con la intermediazione prima dei Parti e poi dei commercianti di Palmira e Petra, trasportata via mare dai marinai di Antiochia, Tiro e Sidone. Il senato romano emanò invano diversi editti per proibire (alle donne ma anche agli uomini) di indossare la seta. Il tessuto sarebbe infatti stato decadente e immorale. Ma il vero motivo di questi editti era il drenaggio di oro cui Roma era costretta, con grave nocumento per quello che oggi si chiamerebbe “debito estero”. Vi è chi sostiene che i romani sarebbero entrati in nebuloso contatto con i cinesi già nel I secolo d.C. attraverso i Parti, e che Augusto ne avrebbe addirittura ricevuto una legazione, ma gli annali di quell’impero registrano che la prima ambasceria (prima di una serie) sarebbe arrivata là soltanto nel 166 via mare. Il lungo viaggio dell’arte sulla Via della Seta [modifica] Monaco buddista dell’Asia Centrale dagli occhi azzurri in compagnia di un collega dell’Asia Orientale, Bacino del Tarim, Xinjiang, Cina, IX-X secolo.Sulla Via della seta hanno viaggiato molti influssi artistici, in particolare nella sua sezione dell’Asia Centrale, dove si sono potuti mescolare elementi ellenistici, iraniani, indiani e cinesi. Uno dei più vivaci esempi di questa mescolanza è rappresentata dall’arte greco-buddista. Divinità buddiste [modifica] Eracle - Vajrapani come protettore del Buddha, II secolo, Gandhara, British Museum.Tale arte sincretistica si è venuta formando a partire dall’arrivo di Alessandro Magno nella valle dell’Indo (Taxila) e dal costituirsi dei regni greco-ellenistici dei suoi successori (Battriana e Gandhara). L’immagine del Buddha originatasi nel I secolo nell’India settentrionale (Mathura) e nell’attuale Pakistan nord occidentale (Gandhara), si è via via trasferita lungo l’Asia Centrale e la Cina fino a raggiungere la Corea nel IV secolo e il Giappone nel VI secolo. La trasmissione di molti particolari iconografici appare chiara, come per esempio l’ispirarsi a Eracle delle divinità guardiane Nio di fronte ai templi buddisti del Giappone e le reminiscenze di arte greca che si vedono in certe rappresentazioni coreane del Buddha, come quello di Kamakura. Altre figure del Buddismo di Giappone e Corea sono i Kongōrikishi (o Niō), una coppia di figure (Misshaku Kongō e Naraen Kongō) che presidiano una porta separata d'ingresso al tempio, di norma denominata Niōmon (仁王門) in Giappone e Geumgangmun (金剛門) in Corea. Essi, con la loro fusione denominata Shukongōshin, costituiscono un interessante esempio di come sia arrivata lontano l’immagine di Eracle viaggiando sulla Via della seta e oltre. Nel Gandhara, infatti, Eracle, provenendo dalla Grecia, si è incontrato ed è divenuto tutt’uno con Vajrapani, il protettore del Buddha, che proveniva dall’India e che regge una mazza tanto quanto la regge il dio greco, come del resto anche Naraen Kongō. Il dio del vento [modifica] Sinistra: Dio greco del vento, da Hadda (Gandhara, attuale Afghanistan), II secolo. Centro: Dio del vento, Grotte di Kizil (Bacino del Tarim, Xinjiang, Cina), VII secolo. Destra:Fujin, Dio giapponese del vento, XVII secolo.Anche Borea, dio greco del vento, ha compiuto uno stupefacente viaggio sulla Via della seta attraverso Asia Centrale e Cina fino a diventare il dio giapponese shintoista del vento denominato Fujin. La pax mongolica, la fine oggettiva e il recente revival [modifica] L'espansione dell'impero mongolo in tutto il continente asiatico dal 1215 circa al 1360 diede stabilità economica alla grande area e ristabilì l'importanza della Via della seta come straordinario mezzo di comunicazione tra Oriente e Occidente, anche se ormai da diversi secoli la seta, prodotta già nella stessa Europa, vi aveva poca importanza. Tra il 1325 e il 1354, un grande viaggiatore musulmano marocchino, Ibn Battuta, arrivò a viaggiare nella Crimea e nell'attuale Medio Oriente, proseguendo fino ai principati mongoli degli eredi di Gengis Khan, di cui lasciò vivacissime descrizioni. Nel terzo quarto del XIII secolo un viaggiatore veneziano chiamato Marco Polo raccontò in un suo libro denominato dai posteri Il Milione di essere arrivato fino alla Cina e alla corte dell'imperatore-conquistatore mongolo Kublai Khan, di cui sarebbe diventato un consigliere di fiducia. Come lui (e in diversi casi prima di lui) viaggiarono su quelle piste numerosi missionari cristiani come Guglielmo di Rubruck, Giovanni da Pian del Carpine, Andrea di Longjumeau, Odorico da Pordenone, Giovanni de Marignolli, Giovanni di Monte Corvino, Niccolò Conti. Con la disintegrazione dell'impero mongolo e della sua pax mongolica la Via della seta perse la sua unicità politica, culturale ed economica, tornando a frantumarsi sotto i domini di principati locali essenzialmente di origine nomade, i quali traevano le loro ricchezze dal taglieggiamento dei commercianti che dovevano attraversare le loro terre e dal rapimento dei viaggiatori da vendere come schiavi sui loro mercati. I mongoli avevano ridotto alla ragione signorotti come quelli di Samarcanda, Bukhara e Khiva, ma gli eredi di questi ultimi tornarono a imporre il loro devastante e retrogrado imperio. Inoltre la Cina, dopo la cacciata della dinastia mongola degli Yuan, si era chiusa per reazione su sé stessa, impedendo l'accesso a tutti gli stranieri, compresi gli occidentali, già favoriti dagli odiati mongoli. La rinascita dell'idea di Via della seta in anni recenti è dunque un fatto eminentemente e romanticamente culturale. Bibliografia [modifica] Belfiore, Stefano, Il periplo del mare eritreo di anonimo del I secolo d.C. e altri testi sul commercio tra Roma e l'Oriente attraverso l'Oceano Indiano e la via della seta, Società Geografica Italiana, 2004 ISBN 978-88-8869-218-0 Biondi, Mario, Strada bianca per i Monti del Cielo. Vagabondo sulla Via della Seta, Ponte alle Grazie, 2005 ISBN 88-7928-724-9 Boulnois, Luce, La via della seta. Dèi, guerrieri, mercanti, Bompiani, 2005, ISBN 978-88-4523-447-7 Bussagli, Mario, Asia Centrale e mondo dei nomadi, in Nuova storia universale dei popoli e delle civiltà, Vol. XX - Asia centrale e Giappone, UTET, 1970 |
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