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Riceviamo e pubblichiamo due interessanti comunicati stampa a cura della Camera di Commercio italo-uzbeka a testimonianza di quanto sia attiva questa nazione dell'Asia Centrale negli scenari culturali ed economici. Il primo riguarda le donne imprenditrici nell'Uzbekistan, mentre il secondo la partecipazione di questo paese al Festival Internazionale del Folklore di Aviano. LA FESTA DI NAVRUZ: CELEBRAZIONE DELLA VITA Il Navruz sotto questo aspetto, deve essere visto come la celebrazione della vita che rinasce, riconducibile alle manifestazioni del risveglio della natura, dell’agricoltura, e quindi all’intensificarsi delle relazioni umane, sollecitate dal prolungarsi delle ore di luce. Un’antica festa di masse, di propiziazione vegetale, che simboleggia nella sua ricorrenza stagionale, una ritualità di comportamenti ed atteggiamenti dettati dai valori che caratterizzano l’identità etnica del popolo uzbeko, specchio di sincretismi culturali, per le convivenze multietniche prodottesi all’interno di questo paese situato sulla Via della Seta. Per il popolo uzbeko il 21 marzo rappresenta un giorno di “spaccatura” tra il vecchio ed il nuovo. Con l’inizio della produzione agricola, la terra seminata germoglia i suoi frutti, nella rinascita alla vita, al rinnovamento, nonché alla gioia e alla spensieratezza. E’ su queste note di positività che la Festa pagana di Navruz struttura i suoi significati simbolici più antichi e profondi. Le festività si svolgono durante le ore del giorno e coinvolgono interi nuclei familiari (hashar). Il 21 marzo scandisce l’inizio delle celebrazioni, che si protraggono per tutti i 13 giorni successivi. La “rinascita” investe in pieno la vita della gente. Le case sono pulite minuziosamente. La biancheria è lavata e riordinata. Vengono buttate le cose vecchie e logore, come vestiti e mobili. Si comprano semi di alberi da frutto da piantare nel giardino della propria abitazione. I rami dei peschi, del mandorlo e del melograno che hanno prodotto boccioli dai brillanti colori pastello, vengono mirabilmente composti in vasi, per far entrare in casa quel senso di colorata allegria primaverile. E’ doveroso comprare nuovi vestiti da indossare durante le celebrazioni della festa. Indossare un abito “nuovo” rientra nei progetti propositivi che caratterizzano il tempo di Navruz, contribuendo all’augurio di ogni sorta di bene e positività. Con il “nuovo” abito si andrà a rendere visita a parenti ed amici, anche a coloro con cui si è in inimicizia, perché il Navruz rompe con il passato ed apre alla riconciliazione. Chi ha litigato deve far pace. Chi ha debiti, deve saldarli. Chi non ha perdonato, deve perdonare. Tutto ciò ha un parallelismo con la simbologia della luce che trionfa sul buio, nutrendo la vita e l’amore. Nei parchi e nelle piazze, circondate da alberi in fiore, tutti godono una esaltante allegria. I personaggi tradizionali, Bahor-Hanum (La Primavera), Dehkan-Bobo (Il Coltivatore anziano), Momo-Er (La Terra), accompagnati dai musicisti, guidano lungo le strade in automobili decorate con fiori ed invitano tutti nella piazza centrale, in cui avviene la celebrazione principale. In questi tredici giorni di festeggiamenti nazionali, le tavole imbandite delle famiglie uzbeke dettano le leggi della convivialità e della coesione familiare e sociale. Tavole addobbate con simboli precisi e irrinunciabili, come uno specchio che “rifletta” il passato e nello stesso tempo “mostri” un futuro sereno e propizio. Candele accese, la cui fiamma simboleggia il fuoco, elemento di purificazione dal male. A tavola non deve mancare un’ampolla dentro la quale vengono bruciati aromi d’incenso. Un vaso pieno d’acqua deve contenere all’interno un pesce vivo, i cui vivaci guizzi, sono augurio di lavoro ed abbondanza economica. Nell’imbandire la tavola (dastarkhan) della Festa, sono d’obbligo sette piatti, il cui nome in lingua Farsi, cominci con la lettera “S” e sette piatti con le lettere ”sh”, che raccolgano al loro interno elementi fondamentali della cucina uzbeka, come aglio, aceto, bacche di spincervino, frumento germogliato, mele, e varie qualità di erbe fresche. Naturalmente non è festa se la tavola non è allietata da un buon vino, dai dolci tipici del momento, dal miele, dal latte e dal riso. Ma una cosa caratterizza la tavola di questa festa nazionale uzbeka, ed è la preparazione del sumalaq, fatto con germogli di frumento e farina, che simboleggiano la vita eterna. Il sumalaq richiede 24 ore di preparazione, fino a che non raggiunge la consistenza di una massa vischiosa e solida. Viene cotto in grandi tegami di rame, nel cui fondo sono depositate piccole pietre rotonde che impediscono alla massa vischiosa di bruciare. Se un commensale trova nel suo piatto una di quelle pietre, la buona fortuna è senza dubbio dalla sua parte per tutto il nuovo anno a venire. Nell’Uzbekistan indipendente, la Festa nazionale di Navruz ha favorito la coesione ed il senso d’appartenenza in questa repubblica multirazziale e multietnica. Un momento di ritualità e commemorazioni allietato da balli e canti in tutto il paese, che favoriscono la condivisione di un’identità costruita con arti e tradizioni popolari sedimentate da popoli dell’Asia Occidentale e Centrale, nonché popolazioni del vicino Medio Oriente. Vivere bene, ossia nell’amicizia, nella gioia, nel divertimento e nell’abbondanza, la tanto attesa festa uzbeka della primavera, è buon presagio, e soprattutto un ottimo augurio per un anno all’insegna di una vita serena. RITI E SIMBOLISMI IN UZBEKISTAN Prenderemo ora in considerazione i più significativi riti di passaggio: matrimonio, nascita, circoncisione e morte, come modelli espressivi e consolidati della cultura uzbeka. Come per il matrimonio, la nascita di un bambino è un evento molto atteso. E quando avviene, nel quarto giorno dalla nascita, i parenti della giovane madre esprimono la loro gioia con il rito Beshik tui, portando come consuetudine di buon augurio al nuovo nato una culla di legno ornata con disegni dipinti. Il nuovo nato, fasciato dalle donne presenti, viene adagiato nella culla e presentato in forma ufficiale a tutti i parenti ed amici. Questa ritualità ha un’importanza non trascurabile, perché attraverso di essa il clan familiare accoglie al suo interno il bambino, frutto dell’unione legittima. Prima che la fanciullezza abbia termine, al bambino sarà praticato l’antico rito islamico santificato della circoncisione: Hatna Kilish, che segna la separazione dal mondo asessuato e l’ingresso nel mondo sessuale. Si tratta di una vera e propria festa. In presenza degli anziani del vicinato il bambino legge alcuni versi della sura. Gli anziani danno la loro benedizione e all’improvviso compare uno stallone tutto decorato con finimenti e nastri coloratissimi, sulla cui groppa viene messo il futuro “uomo”, a cui tutti augurano di diventare un uomo forte ed un onorato cavaliere. Nei riti di passaggio, la morte di un parente stretto per gli uzbeki viene vissuta attraverso tre momenti. Il giorno del funerale è il momento della separazione momentanea. Passati 20 giorni dal giorno della morte del defunto, i parenti si ritrovano tutti intorno ad una ricca tavola imbandita per commemorare lo scomparso. Inizia, da questo momento, “l’attesa” della separazione definitiva dal defunto, che avviene ad un anno dalla sua morte, sempre con tutti i parenti riuniti intorno ad una ricca tavola imbandita. Da questa brevissima sintesi sui riti che in un certo senso scandiscono momenti importanti di vita della gente uzbeka, si evince anche quanto la simbologia del “dono”, inteso come scambio materiale e di valori nelle relazioni sociali, costituisca la base della socialità della gente uzbeka. Il semplice gesto “dell’inchino silenzioso”, accompagnato dalla mano sul cuore, è un atto di donazione profonda della propria riconoscenza ed ammirazione, caratteristico della cultura asiatica. Attraverso un simbolismo rituale da rispettare si perpetua nel tempo una struttura sociale coesa, in cui i simboli sono più reali di ciò che simboleggiano, come è abbastanza riscontrabile in tutta l’area dell’Asia centrale. Il senso dell’ospitalità è intrinseco nella mentalità della gente uzbeka. La comunità dei vicini, il Mahallya, antichissima unità strutturale, vigila sul rispetto dei costumi e delle tradizioni, ed interviene affinché l’ospitalità sia rispettata. Il Mahallya è così la cellula di quartiere, al di sopra degli individui stessi, garante di questi momenti che scandiscono le ritualità di passaggio, forme importanti di vita quotidiana ed aggregativa, che strutturano l’identità distintiva della popolazione dell’Uzbekistan.
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